Il boom della Freelance Economy

Il boom della Freelance Economy

Premessa

La figura del freelance esiste da molto prima che termini come “millennial” o “smart working” vedessero la luce del giorno. 

Forse non ci crederai, ma il termine “freelance” risale al 1800, e veniva utilizzato per descrivere i soldati mercenari che vendevano i loro servizi al miglior offerente. 

Dall’avvento di Internet, tuttavia, il termine si è spostato dal mondo militare a quello degli affari.

Vediamo come.

Nuovo millennio, nuovo mindset

Durante gli anni ’70, ’80 e ’90, nonostante la figura del freelance già esistesse, era ancora molto rara. 

Solo a fine millennio iniziò la sua crescita esponenziale. 

Mentre il mondo diventava ossessionato dall’imprenditorialità e dall’essere ognuno il capo di se stesso, il concetto di freelance decollava. Il lavoro a distanza e l’orario flessibile diventavano desiderabili – e realizzabili – e il numero di persone che si rivolgevano ai liberi professionisti saliva alle stelle.

La crisi come opportunità

La rapida crescita delle potenzialità di Internet ha chiaramente svolto un ruolo fondamentale nell’ascesa della figura del freelance, contemporaneamente, anche le aziende hanno trovato tante opportunità derivanti dalla collaborazione con “talenti on-demand”, in particolare durante i tempi incerti. 

Basti pensare che, solo nel Regno Unito nel 2016 sono stati individuati 2 milioni di liberi professionisti, un sorprendente aumento del 43% rispetto ai numeri analizzati durante la crisi finanziaria del 2008.

Questo perché, mentre i lavoratori dipendenti si sono tramutati in freelance dopo essere stati licenziati, molte aziende si sono rivolte ai cd. nomadi digitali per ottenere prestazioni altamente qualificate senza dover aggiungere altri dipendenti al proprio organico. 

E così che la natura flessibile del freelance ha permesso sia ai lavoratori che alle imprese di prosperare.

I mercati online cambiano il gioco

L’avvento di piattaforme online dedicate alla ricerca di freelance qualificati, come ad esempio Fiverr, ha svolto un ruolo importante nel rendere più facile la collaborazione tra clienti e liberi professionisti. 

Mentre prima i freelance facevano molto affidamento sulla propria rete e sul passaparola, ora possono creare semplicemente un profilo online ed essere ingaggiati da aziende ed imprenditori. 

Queste nuove modalità di intermediazione hanno avuto particolarmente successo per i liberi professionisti digitali come grafici, web developer o copywriter.

Durante gli anni 2010, la cultura freelance si è sviluppata enormemente, e molte sono state le realtà emerse a sostegno di questo “movimento”. 

Aziende come WeWork, ad esempio, hanno creato spazi di lavoro su misura per i liberi professionisti che desiderano una scrivania fuori dal proprio ufficio casalingo. 

Oggi, i freelance non sono più visti come lavoratori pigri che si svegliano a mezzogiorno e stanno in pigiama tutto il giorno, quello del libero professionista digitale è diventato un percorso consolidato e rispettato.

Il “pacchetto di salvataggio” perfetto per le aziende

Con la crescita della cultura freelance, anche l’atteggiamento delle imprese si è adattato per diventare più agile e flessibile. 

Tutto, negli ultimi dieci anni, si è spostato verso il digitale e la possibilità di lavorare da remoto è diventata una prospettiva particolarmente ricercata. 

Questo cambiamento di mindset generale ha portato le piccole imprese a essere più aperte a lavorare con i liberi professionisti senza mai incontrarli faccia a faccia.

Ma in che modo i freelance salvano le piccole imprese?

Ancora una volta, a causa del Coronavirus che ha preso il controllo della nostra quotidianità modificando le nostre abitudini, ci troviamo di fronte ad un altro periodo di grande incertezza. 

Di conseguenza, le imprese sono state costrette a ridurre le spese: se prima investivano gran parte del loro budget in attività pubblicitarie o in collaborazioni con agenzie creative, ora si rivolgono ad alternative più convenienti. 

Una di queste è proprio quella di affidarsi ad un gruppo di freelance a una tariffe molto più economiche e flessibili. 

Niente più acconti per risultati poco performanti; ma fee concordate per progetti di lavoro chiaramente definiti.

Contemporaneamente, emergono anche le agenzie virtuali, dove liberi professionisti collaborano in team temporanei per offrire i propri servizi racchiusi in un “pacchetto completo”, ma a tariffe più competitive rispetto a quelle proposte dalle agenzie tradizionali. 

Questo modello di occupazione, basato su singoli progetti, può essere difficile da creare inizialmente, ma alla fine porta le aziende a pagare per ciò di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno.

Anche i numeri riflettono questo spostamento verso alternative più economiche quando si cerca un aiuto creativo. 

Mentre Oxford Economics prevedeva la perdita di 400.000 posti di lavoro permanenti nell’industria creativa a causa del Coronavirus, il nostro mercato ha visto un aumento del 15% della domanda di progetti di design da parte di liberi professionisti.

La rivoluzione remota

Al giorno d’oggi, possiamo quindi affermare che sempre più aziende ritengono che i freelance possano diventare parte integrante di un team, senza mai essere sul posto.

Un recente sondaggio tra condotto da PeoplePerHour, nota piattaforma di freelancing, ha rivelato che il 75% dei suoi acquirenti afferma di preferire lavorare con persone da remoto, piuttosto che faccia a faccia. 

Un dato sensazionale che mostra un passaggio epocale rispetto ai precedenti standard lavorativi. 

Il digitale diventa più digitale

Non è una novità che il mondo sia diventato più digitale negli ultimi 30 anni. 

Ma, c’è da dire, che il Covid-19 sta accelerando questo processo di digitalizzazione a un ritmo incredibile, con un numero sempre maggiore di negozi fisici che spostano la propria attività online. 

Come lo fanno? Non assumendo figure professionali creative a tempo pieno ma fruendo dei servizi messi a disposizione dai freelance. 

Le aziende si rivolgono ai liberi professionisti perché possono scegliere esperti che non solo soddisfano i loro requisiti tecnici ma anche i loro limiti di budget. 

È indubbio, quindi, che i freelance stiano dando enorme slancio ai processi di digitalizzazione e stiano creando i presupposti per cambiare le regole del gioco anche delle realtà aziendali più tradizionaliste. 

Conclusione: uno sguardo al futuro dei freelance

Come appare il futuro? 

Quando tutto sarà passato e il distanziamento sociale sarà solo un brutto ricordo, le piccole imprese smetteranno di rivolgersi ai liberi professionisti o siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione dei freelance? 

Se il passato ci insegna qualcosa, la crisi del 2008 può darci, forse, una risposta: collaborare con i freelance è destinato a diventare, nel mondo del lavoro, una realtà diffusa e riconosciuta.

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